In giornata

PARADISO VERTICALE, DA CAMPIGLIA A PUNTA PERSICO E ALLE SCOGLIERE DELL’ALBANA

Oggi vi voglio portare in un luogo unico, di una bellezza rara e selvaggia, di non semplice accesso ma proprio per questo ancora poco conosciuto e frequentato. Siamo nelle terre di Tramonti di Biassa e Tramonti di Campiglia, il tratto di costa tra Porto Venere e Riomaggiore.

Oltrepassate le falesie verticali del Muzzerone, subito a ponente di Porto Venere, incontriamo le rosse scogliere dell’Albana dalle quali inizia il territorio di Tramonti.

Un mondo, come quello delle vicine Cinque Terre, addomesticato dall’uomo in anni di lavoro per conquistare metri di terra da poter coltivare ed abitare. I piccoli nuclei abitati del Persico, Navone, Monesteroli, Schiara e Fossola sono raggiungibili solo a piedi, percorrendo una serie di spettacolari scalinate di pietra, alcune purtroppo in stato di abbandono a causa di frane e smottamenti mai più sistemati.

 Chilometri di muretti a secco costruiti nei secoli per difendere il terreno dalla gravità, per coltivare la vite e l’olivo e per sopravvivere in queste terre verticali, arse dal sole e dalla salsedine.

Da Campiglia, una splendida scalinata ci porta fino all’abitato del Persico, da qui per sentieri ormai quasi scomparsi si arriva alla bellissima Cala dell’Albana.

Tornati al Persico abbiamo due possibilità: risalire sulla via dell’andata fino a prendere sulla sinistra Via del Prèdao che a mezzacosta si collega con la scalinata del Navone e quindi a Campiglia, oppure per i più avventurosi proseguire sui sassi levigati della spiaggia del Persico e su labili tracce da cercare nella prima parte, percorrere l’antica scalinata del Navone fino a Campiglia.

Camminare in questi luoghi verticali bruciati dal sole è veramente un viaggio al di fuori dell’ordinario. L’asprezza e la durezza del territorio associati alla selvaggia bellezza hanno nel tempo plasmato le cose e le persone. Tutto è ridotto all’essenziale, solo l’indispensabile senza nessuna concessione al superfluo e all’inutile. Pietre e poi ancora pietre, negli scalini, nei muretti a secco e nelle piccole abitazioni: appoggiate, incastrate, squadrate o rotondeggianti, a filo o sporgenti, tutto sembra in equilibrio approssimativo, un senso di precarietà ti segue ad ogni passo. E poi il mare giù in basso, forte, potente.

DESCRIZIONE COMPLETA

D+ 500  3.30 H

L’itinerario proposto non presenta particolari difficoltà ma non sono da sottovalutare il dislivello fatto su ripide scalinate di pietra e la precarietà di alcuni passaggi, quindi va affrontato solo da persone abituate a muoversi su terreni impervi ed instabili.

La partenza si trova presso la frazione di Campiglia, raggiungibile da La Spezia percorrendo la strada per Porto Venere. In località Acquasanta seguite le indicazioni sulla destra per Campiglia, dove potete parcheggiare lungo la strada, eccetto nella parte terminale riservata ai residenti. Incamminatevi fino al panoramico piazzale della chiesa di Santa Caterina, da dove si può già ammirare la vista su una parte delle terre di Tramonti.

Poco più avanti troviamo un importante bivio nel quale confluiscono più sentieri: noi seguiamo la via Tramonti, una bella scalinata che scende in direzione sud-est, segnavia 528.

La mulattiera lastricata attraversa in diagonale un paesaggio fatto di orti, muretti a secco e belle casette, sempre con la vista sul mare e in lontananza le sagome dell’isola Palmaria, del Tino e del Tinetto.

Si prosegue sempre sulla via principale tralasciando la prima diramazione a destra che punta verso Schiara; si passa poco a monte delle case di Chioso e dopo poco si incrocia una scalinata sulla destra che percorreremo al ritorno salendo dal Navone per completare il giro ad anello.

Ora la pendenza aumenta e anche la scalinata diventa a tratti più stretta e tortuosa, affrontando numerose svolte.

Il paesaggio è sempre più spettacolare: osservando le fasce, i muri e le poche viti ancora coltivate si può capire la difficoltà di vivere in questi luoghi, dove ogni metro è conquistato a prezzo di enormi fatiche.

Si continua a scendere lungo la via principale passando sotto una parete rocciosa: ora le case del Persico giù in basso si avvicinano velocemente. A quota 155 mt si trova un bivio: il sentiero di destra è la via Prèdao, che a mezzacosta collega il Persico con le case Cimo, variante se vogliamo evitare la discesa alla spiaggia del Persico tornando dall’Albana.

Invece noi proseguiamo a sinistra ed entriamo in breve nel piccolo nucleo del Persico.

Lo si attraversa e subito dopo le ultime case, nei pressi di una grossa pianta di fichi d’India, la scalinata prosegue verso destra per raggiungere la spiaggia del Persico. Per la cala dell’Albana dobbiamo prestare attenzione al piccolo sentiero a sinistra della pianta.

Imbocchiamo questa piccola traccia che subito gira a sinistra, proprio sul bordo del muro di un terrazzamento in direzione est, che presto diventa un piccolo sentiero in piano.

Si incrocia e si scende la ripida scalinata a destra fino a incontrare una lieve traccia sulla sinistra che prendiamo, abbandonando la scalinata che procede ripida e sconnessa in direzione del mare.

Seguiamo il sentiero a mezza costa, a tratti non molto evidente, che taglia il pendio tra rocce, boschetti e arbusti fino ad incontrare sulla sinistra le poche case dell’Albana, in un ambiente selvaggio in stato di semi abbandono.

Subito dopo sbuchiamo in un grosso pendio detritico che scende fino al mare, tra arbusti e rocce mosse. Una corda agevola la discesa del valloncello nel punto appena più ripido. Attraversiamo verso sinistra il piccolo rio nei pressi di alcune canne e in breve giungiamo sugli scogli della splendida Cala dell’Albana.

Il posto è veramente unico e spettacolare: davanti a noi le rosse e verticali pareti con evidenti gli strati contorti e ripiegati, più avanti le falesie del Muzzerone e le isole Palmaria, Tino e Tinetto. Attenzione a non fermarsi troppo tempo nella piccola spiaggia sotto la scogliera in quanto soggetta a rischio caduta massi!!

Dopo la sosta ristoratrice, è l’ora di tornare sui nostri passi per raggiungere nuovamente il piccolo nucleo dell’abitato di Persico. Giunti al bivio con la grande pianta di fichi d’India abbiamo due possibilità: riprendere la via dell’andata a destra e dopo il paesino girare a sinistra sulla via Predao, il sentiero che a mezzacosta ci condurrà presso case Cimmo dove, intercettando la scalinata del Navone, proseguiremo in salita fino a Campiglia.

Noi invece dal fico d’India giriamo a sinistra in direzione della spiaggia del Persico, proseguendo sul sentiero principale segnato.

Ci troviamo sempre più vicino al mare, in direzione ovest, su gradoni e sfasciumi di arenaria. L’ultimo tratto ripido si supera grazie ad una scala e ad una corda come corrimano: siamo sulla spiaggia del Persico.

Chi si aspettava una spiaggia di sabbia rimarrà deluso. Solo sassi biancastri arrotondati e di dimensioni varie, arroventati dal sole; davanti a noi emergono dall’acqua quattro grandi scogli franati dalle scarpate sovrastanti. Il paesaggio è stupendo, solitario e selvaggio: si ha la sensazione di essere naufraghi su un’isola sperduta.

Si procede in direzione ovest, verso destra, facendo attenzione ad individuare poco in alto sulla scarpata a pochi metri di quota rispetto alla spiaggia, un “box verdastronascosto in mezzo alla macchia.

Quello è il riferimento per l’inizio della scalinata del Navone: per raggiungerla bisogna portarsi sotto la capanna ed individuare la traccia più comoda in mezzo ad un passaggio franato, sono pochi passi ma bisogna prestare attenzione.

Individuato il box possiamo, prima di salire, continuare a camminare sulla spiaggia raggiungendo ora una zona con grandi massi per arrivare nei pressi della spiaggia del Navone, riconoscibile dal cartello giallo di pericolo caduta massi.  Sulla costa di fronte a noi lo scalo di Schiara, con le capanne di legno e gli scivoli per le barche.

Tornati sui nostri passi fin sotto il box individuato in precedenza, cerchiamo la via più facile per raggiungerla che si trova a destra rispetto la verticale. Ci arrampichiamo su qualche masso franato e in poco siamo alla capanna. Seguiamo ancora il sentiero in salita fino ad un secondo box, inizio della scalinata del Navone.

I primi tratti sono un po’ deteriorati ma si riescono a salire senza grandi difficoltà. Ci troviamo circondati dai profumi e dai colori della macchia mediterranea, che ha riconquistato lo spazio lasciato libero dai terrazzamenti e dai muretti a secco franati.

La ripida scalinata ci conduce in breve alle case Cimmo.

Da qui sulla destra parte la Via Prèdao, collegamento a mezza costa con il Persico. Noi proseguiamo in salita a sinistra fino alle belle case del Chioso.

Passati in mezzo alle case, la scalinata prosegue tra terrazzamenti e arbusti fino a collegarsi con la Via Tramonti, la mulattiera principale percorsa al mattino in discesa.

Al bivio, seguiamo in salita sulla sinistra la scalinata fino ad arrivare a Campiglia.

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