Sui nostri passi

Toccata e fuga in solitaria…tramonto sul M.Penna

Lunedì mattina 14 dicembre, passata tra mail, video chiamate e telefonate…una giornata normale di smart working, come si usa dire ora. La luce che arriva da fuori è talmente intensa e abbagliante che sono costretto ad accostare le persiane della portafinestra: primo per evitare fastidiosi riflessi sul monitor, secondo per non distrarmi ogni cinque minuti e sporgermi rapito dalla bellezza delle montagne innevate in lontananza verso nord e dal mare che sembra una tavola dipinta a sud.

Ore 12.00: la mattinata è andata bene, è un periodo di lavoro intenso ma molto appagante….esco sulla terrazza a respirare a pieni polmoni e immediatamente scatta in me la voglia di salire su quelle cime innevate di fresco. Due messaggi veloci a Giovanni e poi a Michele che potrebbero essere liberi; comunque la decisione è presa a prescindere dalla loro risposta. Mangio un boccone al volo e decido di partire anche da solo: obiettivo, tramonto sul M.Penna. Due conti rapidi: un’ora e mezza di macchina, un’oretta per salire, dipenderà dalle condizioni ma confido nella traccia lasciata dai passaggi del fine settimana, il sole dovrebbe calare intorno alle 16.30...i tempi sono giusti...quasi troppo.

Gli amici declinano a malincuore, preparo lo zaino cercando di non dimenticare nulla di importante, frontalino e pile di ricambio, ramponcini ( sono sicuro che le ciaspole saranno inutili) guanti e tutti il resto per il freddo…in cima a dicembre con la neve, l’aria e il buio che arriva, non si scherza.

Eccomi in viaggio, con la testa ancora in parte a fare il punto sul lavoro dei prossimi giorni e il cuore e le gambe che scalpitano per la voglia di neve, di freddo, di fatica. Il dubbio di arrivare in cima con il buio e perdermi il tramonto inizia a fare capolino. Ma sono determinato e poi alla fine non è così importante: non potevo muovermi prima, per cui mi rilasso ed inizio a vivere pienamente questo piccolo viaggio.

La foresta del Penna innevata è splendida, nessuna presenza umana in giro, nessuna auto parcheggiata, dopo l’assalto del fine settimana anche lei si rilassa e e riprende la sua dimensione naturale. La bellezza spesso è relativa: anche il luogo più bello, invaso dalle macchine, dalle persone e dai rumori perde quelle caratteristiche per cui personalmente ricerco il contatto con la natura e con la montagna: Il selvaggio, il silenzio e la solitudine.

Si parte, un passo dietro l’altro, con i ramponcini sulla neve dura si cammina rapidi e con passo sicuro. Il cuore gira subito a mille, il silenzio è tale che appena mi fermo a scattare due foto sento il mio battito come colonna sonora.

All’inizio della salita, subito dopo il passo dell’Incisa, sincronizzo il respiro con il passo e tutto si placa, procedo leggero immerso in una dimensione quasi irreale, spesso mi volto indietro verso il sole che vedo tramontare attraverso il bosco di faggi.

Accelero il passo, con queste condizioni si procede molto più rapidi e fluidi che in assenza di neve, e in breve esco dal bosco e mi trovo a due passi dalla cima.

L’aria è subito più fredda, mi copro con tutto quello che ho nello zaino, sto bene, sono nel mio ambiente, a casa. Mi volto, gli occhi non sanno dove fermarsi, difficile descrivere le sensazioni di quei momenti. Il mare in lontananza tinto di rosso con la Corsica e le altre isole minori.

Un tappeto di nuvole sul primo entroterra, il profilo delle Alpi disegnate contro il cielo, la luce che cambia ad ogni istante: le vallate a nord sono già all’ombra, a sud il mondo si tinge di colori e tinte sempre più mutevoli e calde.

Scatto numerose foto, salgo in cima e giro più volte intorno alla cappelletta per non perdere nessuna sfumatura.

La valletta della Nave dall’alto è stupenda, con la neve si intuisce ancora di più la sua forma particolare.

Poi mi fermo, il respiro si placa e attendo il buio imminente senza fare e pensare a nulla. Come da un pianeta distante le luci della vita si accendono nelle valli in lontananza, il sole scompare nel mare affogando nelle nuvole, le Alpi brillano con l’ultimo scampolo di luce.

Muovo i primi passi in discesa, poi mi fermo nuovamente per timore di perdere l’immagine e l’emozione di tanta bellezza, la respiro tutta e mi tuffo finalmente nel bosco per ritornare indietro.

Gli occhi si abituano a camminare al buio che inizia a calare, la temperatura migliora, il corpo inizia a produrre calore, cammino ora con passo più lento per ritardare l’arrivo all’auto.

Queste esperienze sono il carburante della mia vita. Tutto è possibile, bastano un po’ di curiosità e fantasia e si possono vivere splendide avventure ed emozioni anche vicino a casa.

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