In giornata

SULLE VIE DELL’ARDESIA DI LAVAGNA

LAVAGNA, COGORNO, M.S.GIACOMO, M.ROCCHETTE, COLLA, S.GIULIA, LAVAGNA.

Alle spalle di Lavagna esiste una fitta rete di sentieri, scalinate e creuze che da secoli sono servite per coltivare, spostarsi, commerciare e per ogni altra esigenza di vita. Un territorio aspro che, grazie alla fatica dell’uomo, è stato addomesticato nei secoli grazie alla costruzione di migliaia di metri di muretti a secco e di scalinate.

Non è facile orientarsi e muoversi tra i vari itinerari, anche perché alcuni sono stati abbandonati, altri poco mantenuti e altri ancora franati o invasi dalla vegetazione.
Quello che vi vado a raccontare oggi è un bel giro ad anello che, partendo dal centro storico di Lavagna, sale fino al monte San Giacomo e percorre per buona parte le antiche vie delle portatrici di ardesie

.  L’ itinerario attraversa il crinale che si affaccia sul mare del golfo del Tigullio fino al M. Rocchette, per poi ritornare a Lavagna passando da Santa Giulia, quasi sempre camminando su creuze e scalinate di ardesia.

L’ardesia per generazioni ha rappresentato l’unica possibilità di lavoro retribuito: come spesso accade ad arricchirsi erano solo le famiglie proprietarie delle cave, mentre ai lavoratori toccava il lavoro duro di estrazione e di trasporto, pagato il minimo indispensabile.

“Dopo l’estrazione l’ardesia doveva essere trasportata a valle. Questo compito era affidato alle
donne, dette “lavagnine”, che compivano in estate anche tre o quattro viaggi giornalieri di andata e
ritorno dalle cave vicino ai crinali, fino ai magazzini situati nel fondovalle o sulla costa, superando ogni volta un dislivello di circa cinquecento metri.


Le portatrici tenevano le lastre di circa 60 centimetri di lato, in equilibrio sulla testa e interponendo un cercine tra il capo e il carico per aumentarne la stabilità; il peso delle lastre raggiungeva e spesso
superava i 50 chilogrammi.

Se le lastre erano di dimensioni maggiori, venivano portate da due o quattro donne che si muovevano in fila per due o in gruppi di quattro, distribuendo così su più persone il peso del carico; questo sistema richiedeva tuttavia grande abilità e un perfetto coordinamento dei passi e dei movimenti, specialmente nei punti più impervi e scoscesi del sentiero.

Portare il peso sul capo costringeva le donne ad un incedere eretto, ma impediva loro di osservare la scabrosità del terreno: per questo motivo le portatrici spesso procedevano scalze per avere una maggiore sensibilità e aderenza con il suolo e forse anche per non consumare le scarpe….

Lungo il percorso si trovavano, e sono ancor oggi visibili, delle piccole aree di sosta, spesso in prossimità di qualche ruscello o sorgente, dove le donne si fermavano per riposare e per ristorarsi con l’acqua.
In questi punti si notano ancora le “pose”, muretti realizzati ad altezza opportuna, sulle quali potevano essere depositate con facilità le lastre, permettendo così alle portatrici un momento di riposo.

Durante il percorso di risalita, le donne spesso filavano la lana o portavano cesti contenenti il pasto per gli uomini impegnati nelle cave; mentre nella discesa, per mantenere meglio il ritmo dell’andatura o forse per tentare di alleggerire la fatica, intonavano canti che si diffondevano nella vallata, proprio come facevano le mondine nelle risaie: il canto diventava così un momento liberatorio e un modo per distrarsi dal duro lavoro.

Le donne iniziavano giovanissime l’attività di portatrici, anche a 15 anni con piccoli carichi. Il peso aumentava con gli anni e tra le “lavagnine” era una gara a raggiungere il carico maggiore trasportato. Solo in casi particolari, per lastre di grandi dimensioni, i trasporti venivano eseguiti dagli uomini che, in gruppi di anche 25 persone, utilizzando delle reti speciali dette “cubbie”, imbragavano le lastre e a spalla le portavano a valle.


Il materiale veniva poi raccolto a valle in grandi depositi, da dove altre portatrici si occupavano di trasportarlo sulle navi, salendo con grande abilità ed equilibrio sulle strette e precarie passerelle che collegavano la banchina all’imbarcazione. Il commercio dell’ardesia avveniva quasi unicamente via mare, infatti l’assenza di comode vie di comunicazione terrestri sia verso l’entroterra che lungo la costa, condizionava il sistema di trasporto, che avveniva prevalentemente attraverso l’uso di velieri.

Per questo motivo, l’utilizzo dell’ardesia nelle aree oltre l’Appennino risulta scarso, mentre assai diffusa è la presenza della pietra nera nelle località costiere del Mediterraneo, anche di quelle più lontane.” (Tratto da: La via dell’ardesia di Anna Maria Parodi.)

DESCRIZIONE COMPLETA

D+ 770  KM 14  H 4

Non è facile districarsi tra i numerosi sentieri e le tante scalinate che si arrampicano da Lavagna al Monte San Giacomo: questo che andiamo a percorrere è uno dei percorsi più intuitivi e, tranne che per alcuni tratti, in buono stato di manutenzione.

Il sentiero non è segnalato in modo evidente e continuo: l’unica indicazione da cercare, quando è presente, è una freccia rossa che indica la giusta via. Per questo motivo cercherò di descrivervi in modo più preciso possibile il percorso da seguire.

La partenza è dalla bella basilica di Santo Stefano, nel centro di Lavagna. Guardando la chiesa, si segue a destra la stradina che la costeggia, incontrando quasi subito i cartelli informativi sulla Via dell’ardesia.

Si prosegue costeggiando il cimitero, fino ad imboccare una scalinata nei pressi di un grosso agave.

Seguiamo via dei Cogorno sul lato sinistro, costeggiando i muri di cinta di una antica villa. Si incontra una cappella dipinta a strisce orizzontali, la si supera e nei pressi di Villa Buenos Aires, si imbocca a sinistra Via Madonna della Neve, una stradina pedonale con la parte centrale lastricata in ciappe di ardesia.

In questo primo tratto il percorso incrocerà più volte la strada asfaltata, per riprendere poco dopo le scalinate o le stradine pedonali. Seguite la freccia rossa dipinta a terra o sui muretti (non sempre presente).

Si esce adesso nei pressi di un tornante e dopo pochi metri, si riprende via Madonna della Neve. Si prosegue sulla stradina in salita a sinistra che costeggia un piccolo uliveto, si attraversa nuovamente la strada e si riprende di fronte a noi il percorso, sempre in leggera salita, seguendo le frecce rosse disegnate a terra.

Terminata la scalinata, lasciamo sulla destra la piccola cappella votiva e continuiamo, costeggiando il muro di pietra verso la collina. Al termine di via Madonna della Neve, poco più avanti sulla sinistra proseguiamo in via padre Giuseppe Mazzino.

Dopo circa 100 m, sulla destra ritroviamo la scalinata con la freccia rossa circondata da muretti a secco che, poco più avanti, ci regala una bella vista sul golfo del Tigullio.

Arriviamo ora nel paese di Cogorno. Seguiamo la freccia rossa e saliamo a destra presso la cappella di San Bartolomeo, dove sempre sulla destra parte la scalinata per proseguire il nostro itinerario.

La via continua con un bel lastricato di ardesia, in mezzo alle tipiche fasce liguri. Salendo, si aprono sempre più scorci sul golfo del Tigullio e sulla collina di Cogorno.

Troviamo nuovamente la strada asfaltata, giriamo a destra in salita su via Belvedere fino ad imboccare sulla destra una scalinata. Percorriamo ora una antica via lastricata molto bella, circondata dal tipico paesaggio della campagna ligure: muretti, ulivi e piccole fasce coltivate.

Seguendo sempre la freccia rossa, alterniamo tratti di stradine poderali, di scalinate e creuze fino a arrivare sotto un piccolo sottopasso, all’uscita del quale si segue la strada a destra, per imboccare poco più avanti la pedonale via Giuseppe Raffo.

Il nostro percorso diventa sempre più panoramico ed aereo.

Prosegue in direzione dei ripetitori del monte, con una splendida vista su Lavagna, Chiavari e sullo sfondo il promontorio di Portofino.

 Al termine della bella scalinata, raggiungiamo un tornante della strada che conduce al Monte San Giacomo: noi prendiamo una scalinata a sinistra in salita, 20 mt dopo la casetta di pietra.

Una bella targa in ardesia ci dà il benvenuto sul sentiero delle portatrici di ardesia del Monte San Giacomo, rimesso in ordine dal gruppo degli alpini di Cogorno.

Questo è uno dei tratti più belli e affascinanti di tutto il percorso: il lastricato sul quale camminiamo è composto da “ciappe” di ardesia di forme e dimensioni diverse.

Tutto l’ambiente che attraversiamo è stato modificato dal lavoro dell’uomo: muretti, ponticelli, canali di scolo e scalini. La sensazione è quella di armonia e di equilibrio tra la natura e l’intervento umano.

Fermatevi ad osservare le dimensioni delle lastre più grandi: valutando il loro spessore si può avere solo una minima idea del peso e della fatica che ci voleva per trasportare questi manufatti.

Poco più avanti troviamo una piccola area recintata, dove si può osservare l’apertura di una cava: l’intero monte era una cava di ardesia che per anni ha dato lavoro a decine di famiglie della zona.

Con l’ultima ripida scalinata composta da blocchi di ardesia, arriviamo sulla strada in salita che ci conduce in breve sul Monte San Giacomo, nei pressi della cappelletta.   

Dopo la sosta, il nostro percorso riprende in salita sulla destra in direzione delle antenne, accanto al monumento del partigiano Giorgio Renda.

Superiamo le antenne e dopo qualche centinaio di metri seguiamo sulla destra la scalinata con il cartello  “cava a cielo aperto”. Purtroppo la cava recintata è in totale stato di abbandono e di degrado, totalmente invasa dalla vegetazione.

Usciti dal bosco, ci troviamo in uno dei punti più panoramici di questo tratto di costa: sotto di noi Lavagna e Chiavari separate dal fiume Entella.

A sinistra Sestri Levante, Punta Manara e Punta Baffe ; a destra il Tigullio con il Monte di Portofino in lontananza.

Si prosegue ora sempre sul sentiero di crinale fino al Monte Rocchette, con una vista meravigliosa sul mare aperto e a sul primissimo entroterra.

Incrociamo quindi una strada sterrata con un trivio: noi prendiamo il sentiero al centro in leggera salita. Nei fine settimana in questo tratto bisogna prestare attenzione, in quanto molto frequentato dai bikers.

 Camminiamo sempre in cresta con piccoli saliscendi, attraversiamo ora un piccolo bosco di rovere per arrivare in una zona aperta con alcune postazioni di caccia.

Ora bisogna fare attenzione ad individuare sulla sinistra una piccola cappella votiva: a quel punto sulla destra, segnalato da vecchi cartelli scoloriti, parte il sentiero verso Santa Giulia che ci riporta a Lavagna.

Il sentiero diventa subito una scalinata di pietra un po’ deteriorata e smossa, che scende nel bosco.

 Si incontrano dei fabbricati rurali in pietra ormai abbandonati, testimoni però di un tempo in cui queste zone erano vissute e curate fino alle quote più alte.

Si incrocia ora la strada asfaltata e poi si continua a scendere sulla scalinata. Raggiunta nuovamente la strada asfaltata, la si segue a sinistra fino ad una casa bianca, dove riprendiamo la creuza di ardesia in direzione del mare.

Si apre ora la vista sulla penisola di Sestri Levante.

Continuiamo la discesa superando una piccola chiesetta, fino ad arrivare ad un gruppo di case e ritrovare la strada asfaltata. A sinistra arriviamo ad un altro bivio: noi prendiamo la strada diritta a noi in leggera salita, distinta dal segnale strada senza sbocco, poco più avanti sul muro di sinistra ritroviamo i segni rossi.

La strada prosegue con magnifiche viste sul mare poi, raggiunto un gruppo di case, continua sulla sinistra passando accanto ad alcune antenne e ad una cappella votiva.

Raggiunto il cancello di una villa con grandi pini marittimi, si segue la mulattiera a sinistra in discesa fino a giungere nei pressi di un piccolo vigneto appena impiantato.

Con una piccola deviazione sulla destra, si raggiunge una splendida panchina panoramica, sistemata dal gruppo delle Pietre Parlanti.

Tornati sui nostri passi, continuiamo in discesa costeggiando il cimitero di Santa Giulia e, prendendo verso destra la creuza, arriviamo infine a Santa Giulia.

Dal piazzale della chiesa lo sguardo spazia libero sulla costa sottostante.

Seguiamo la strada verso destra e subito, nei pressi di una casa rosa, inizia a sinistra la discesa verso Lavagna: oltre al pallino rosso, troviamo anche il segnavia del Sentiero Liguria.

A questo punto basta continuare in discesa, alternando la strada alle scalinate, seguendo sempre i due segnavia.

Arrivati alla fine dell’ultima scalinata ci ritroviamo a Lavagna.

Attraversiamo la strada che porta alla stazione e proseguendo diritti, entriamo sotto i primi portici del centro storico fino alla piazza della basilica, punto di partenza.. di questo splendido cammino.

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